Una parete bianca.

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Da anni ho iniziato a riempire la parete accanto al mio letto di foto scattate in ogni modo, momento, contesto. Paesaggi a me cari, ricordi, persone a cui tengo… Tutto ciò che reputo importante finisce sulla mia parete “Anti-Dissennatore”. Fotografare è il mio “love language” e quelle foto in un modo o nell’altro, mi aiutano ad andare avanti, perché ricordano chi amo, ma anche chi sono e come sono agli occhi di quelle persone. Io spero che voi abbiate visto il film della Warner Bros, del 1999 “Il gigante di ferro” e abbiate versato tutte le vostre lacrime, ma in quel film c’è una frase cardine che dice “Tu sei chi scegli e cerchi di essere.” Ecco, io da tutta la vita cerco di essere quella persona che vedo riflessa negli occhi di chi mi ama. Non ho mai avuto questa grande autostima, ma vedere gli occhi di chi mi vuole bene nelle foto che gli faccio, mi fa sempre pensare che qualcosa di buono dovrò pur averlo, no? Beh, stamattina, prima di alzarmi, con la lieve luce dell’alba, guardavo quella parete e non potevo fare a meno di pensare che tutto ciò che c’era appeso in realtà, in un modo o nell’altro, mi ha lasciata. Sono giorni che evito di guardare un punto specifico di quella parete, perché so che i suoi occhi sono ancora appesi lì nella speranza che un giorno io riesca a guardarli senza chiedermi il perché di tutto questo, ma stamattina ho guardato quelle foto e mi sono resa dolorosamente conto che 3/4 delle persone che sono in quelle foto, non fanno più parte della mia vita. Ognuno per motivi diversi, ma il risultato è sempre lo stesso. Mentre guardavo quella parete, ho figurativamente preso un taglierino e ho iniziato a staccare tutte le foto che avrei dovuto smettere di guardare per non sentire quel pizzichino in mezzo al petto e, alla fine, mi sono ritrovata davanti ad una parete bianca. Minchia quanto ha senso questa cosa. Dopo quest’ultima caduta, dopo quest’ultima rottura, io mi sento esattamente quella parete bianca. Non perché io non sappia chi sono, non perché il mio essere dipenda da come mi vedono gli altri… Ma perché ho sempre cercato di essere me stessa, al 100% con le persone che amo, senza troppi filtri, senza sotterfugi, senza manipolazioni…solo me stessa… E nonostante questo, tutte le persone di quelle foto ad un certo punto hanno deciso che non ne valevo davvero la pena. Mi illudo, mi apro, credo che questa volta magari davvero posso aver trovato qualcuno a cui alla fine piacerà davvero quello che vedrà, mi faccio mille pippe mentali nel tentativo di non sembrare troppo invadente, troppo appiccicosa, troppo patetica… Quando penso che alla fine forse per davvero per una volta quella persona potrebbe aver deciso di restare per come mi ha vista davvero, ecco che sprofonda tutto e torno a cercare di evitare angoli di quella parete finché non trovo il coraggio di tirare via quella foto e metterla nel mio diario dei ricordi. Già. Io non riesco a cancellare davvero nessuno, non se è stato così importante da finire su quella parete. Ma non so se sarò più in grado di affidare uno di quegli spazi a qualcuno… Che cosa sbaglio? C’è qualcosa ad un certo punto che fa allontanare, dimenticare, evitare me a tutti. E io arrivo qui e mi sento esattamente come questa parete: bianca. Piena delle impronte di tutti, segnata da tracce più o meno profonde, ma bianca. È questo che ho visto stamattina guardando quella parete: non solo le foto, non solo le persone che non ci sono più, ma i segni che hanno lasciato su quel muro.Le fotografie alla fine possono essere staccate, le tracce di quelle foto però no, quelle restano. E forse restano anche le parti di me che quelle persone hanno conosciuto, amato, attraversato o ferito. Perché la verità è che io quegli spazi faccio davvero fatica a riempirli per sostituire il vuoto che resta… Ma magari allargo un po’ il giro di foto per fare spazio su tutto quel bianco. Che poi, a pensarci bene, bianca non significa vuota, significa soltanto che, nonostante tutto, c’è ancora spazio. Non so se sarò più capace di mostrare quella parete a qualcuno, non so se ci attaccherò altre fotografie prima o poi… per ora no. Però forse alla fine mi tengo questa parete con i buchi e le macchie… Alla fine, in un modo un po’ storto e un po’ doloroso, continua a raccontare loro, si… Ma continua anche a raccontare me.

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