Non sono mai stata brava a dire addio, soprattutto se la persona a cui devo dirlo fa così tanto parte della mia vita da girarmi ancora a cercarla, ogni volta che vedo qualcosa che mi stupisce. Ancora non riesco a capire il perché lo strappo debba essere così improvviso. Vorrei capirlo.
Hai presente quando prendi un cerotto e tiri forte, così all’improvviso, apposta per non sentire il dolore troppo forte. Ecco, il problema è che la ferita adesso è totalmente scoperta. Adesso si sente tutto.
La mancanza di una risata, la mancanza di uno sguardo, addirittura la mancanza di un saluto da lontano, solo per un secondo. In questi giorni mi capita spesso il “monologo” Di Zerocalcare e credo che possa riassumere perfettamente la sensazione che ho addosso:
“E sono passati i mesi e poi gli anni e semplicemente l’assenza sua è diventata normale. Come quando cambi l’arredamento de casa e a una certa ti abitui.
A me fanno paura ‘ste cose, ‘sto mare che con naturalezza implacabile dilaga e cancella tutto, perché non so come arginarlo. Mi fa paura che una persona che è stata così presente nella vita mia, con cui ho condiviso così tanto a un certo punto sparisce. Come se fosse una cometa, no? Che ha attraversato la vita nostra, ti eri abituato a vederla e poi però sparisce dietro l’orizzonte. Poi rimane la scia, la vedi un po’ e poi manco più quella e la vita continua come se non fosse mai esistita.” (Questo mondo non mi renderà cattivo-2023)
Ecco, io a quella scia non so se ci voglio arrivare. È passato un mese e io faccio ancora fatica a non cercare con lo sguardo i suoi occhi per la strada o a non correre a prendere il telefono per farle sapere che ho visto una cosa che mi ha fatto pensare a lei o che ho piegato foglietti di carta per farle dei fiori che non appassiranno mai. Io forse a quella scia non ci voglio arrivare. Forse è egoistico pensarlo, forse dovrei rassegnarmi al fatto che lei non mi vuole nella sua vita e basta? Forse si. Un po’ già mi ci sento, visto che faccio di tutto per non intrecciarmi nei suoi orari o per non passare dove so che potrebbe passare, per rispettare il più possibile la sua libertà… Ma la verità è che mi manca, come può mancare il mare ad un marinaio che non può più navigare. Mi manca vedere i suoi occhi sorridere, mi manca condividere i colori di un tramonto e raccontarci storie che sapevano tanto di magia. Mi manca lei e non so se potrò mai lasciare davvero andare quella cometa. La cosa più divertente sai qual è? Che mi dicono che dovrei andare avanti, che dovrei odiarla per come ha chiuso…ma io, semplicemente non ci riesco. Perché so che la sua è una luce diversa, so che c’è qualcosa sotto che lei tiene dentro di sé, ma che darebbe un senso a tutto questo. Quanto vorrei che potesse togliersi da dentro questo peso e tornare ad essere leggera. Ricordo i suoi occhi e ricordo il dolore che ci ho visto dentro e no, non potrei mai odiarla né augurarle il male, semplicemente non ci riesco. Ieri sera ho acceso la candela che mi ha regalato e ho pregato, ho pregato che possa raggiungere la sua vera felicità. Ecco, spero che la luce di questa cometa così splendente alla fine riesca davvero a raggiungere la sua meta. Spero che riesca a splendere finalmente e veramente libera come dovrebbe essere. Io mi sa che resto nella sua scia ancora un po’, se non per essere bagnata nella sua luce, almeno per sperare che splenda fino alla fine.
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