“Sei sola qui, saresti sola lì… ma lì hai una nuova possibilità.”
Che si risponde quando una verità è così vera e schietta da colpirti come uno schiaffo in faccia?
Alla fine è vero, cosa mi trattiene qui?
La famiglia? Non ne ho una che si sia mai davvero posta il problema che dovessi cavarmela da sola.
Gli amici? Quali amici?
Non ho nessuno che sentirebbe davvero la mia mancanza.
E poi, siamo sinceri: mettere in pausa la mia vita per degli “amici” che mi chiedono di restare a discapito della mia felicità… si può chiamare davvero amicizia?
Il lavoro?
Ho dato 8 anni della mia vita a questa scrivania.
E io, per loro, non valgo neanche i 10 minuti che servirebbero per dirmi sinceramente che non possono darmi l’aumento che ho chiesto.
Per questo dovrei rinunciare a una possibilità?
Sembra assurdo, ma a questo cambiamento totale non ci avevo mai davvero pensato.
Fino a quel messaggio.
La prima proposta di lavoro “fuori” che io abbia mai preso seriamente in considerazione.
Come ho fatto? Non lo so.
So solo che fino a ieri dicevo: “Sì, vabbè… ma ‘ndo vado? È troppo lontano, come faccio?”
E invece stavolta no.
Quando ho visto quel messaggio, il mio cervello si è mosso da solo.
Quanto dista?
Fammi vedere com’è fatta la città…
Gli affitti? Si può fare?
Mi sono trovata, senza accorgermene, a camminare per quelle strade con lo street view.
A immaginare come potrebbe essere vivere lì.
E all’improvviso me ne sono accorta.
Il mio respiro era cambiato.
Non più corto, teso, trattenuto, ma era diventato, tutto d’un tratto, normale. Da quanto non ricordavo come si respirasse così.
L’idea di essere lì, di avere una casa, un’autonomia, una vita fuori dagli schemi dettati da sempre dalla mia città… mi ha dato un respiro diverso anche solo immaginandola.
Niente obblighi di presenza per l’apparenza, niente senso del dovere che pesa come colpa, niente giornate costruite sugli impegni degli altri.
Una vita mia.
Se ci penso, mi sembra un’utopia.
Eppure dovrebbe essere la cosa più normale del mondo.
Quanta vita c’è in un messaggio inaspettato.
Quanto rumore fa un silenzio che parla di crisi e rinascita.
Benedetta fu la crisi e chi l’ha accesa.
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