C’è un gesto che ormai è diventato mio.
Ogni sera esco sul balcone e la cerco:
la luna.
La guardo, la fotografo,
le parlo senza parlare.
La vedo crescere poco alla volta,
ogni giorno un po’ più piena, un po’ più presente.
Come se volesse rassicurarmi
che anche ciò che sembra lontano
torna, lentamente, a colmare il vuoto.
Attraverso l’obiettivo sembra vicinissima,
tanto da poterle sfiorare i crateri.
Ma basta abbassare la macchinetta
per sentirne tutta la distanza.
È lì, e non è mai stata più lontana.
È lì, e non è mai stata così vicina.
Sto conservando le sue fasi come se fossero lettere d’amore:
un giorno sarà piena,
e forse io sarò pronta a lasciarla splendere dentro di me.
Perché a volte la luna è un luogo.
A volte è un volto.
A volte è solo il modo che ha l’universo
di farci sentire un po’ meno soli
mentre aspettiamo che qualcosa torni a brillare.
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