case che non sono solo muri…

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Ci sono case che non sono solo muri.

La casa dei miei nonni era così: un posto che profumava di caffè fatto lentamente e risate gentili. Era il suono della voce di mio nonno che raccontava le stesse storie cento volte, e ogni volta sapevano di radici. Era mia nonna che rideva mentre mi sistemava i capelli, come se ogni ciocca spettinata potesse raccontare un giorno di vita.

Ora quella casa è ancora lì, è diventata la mia casa, ma è come se si fosse svuotata anche l’aria.
Non ci sono più le stoviglie che tintinnano per il pranzo, né l’odore del sugo che cuoceva piano, né le risate che rimbalzavano tra le stanze. O meglio, ci sono, ma non profumano più di quell’odore speciale dei nonni, quel profumo che ti accorgi esserci sono quando sei grande ormai.
Rimangono i mobili, le fotografie, i fiori di ceramica sul mobile dell’ingresso…
Ma sembrano in attesa. Come se anche loro sapessero che il cuore della casa non c’è più.

A volte passo accanto alla porta chiusa e sento un filo di malinconia che mi si appoggia sulle spalle.
Eppure, ogni tanto, il vento profuma ancora di violette.
E mi sembra di vederli lì, come sempre: lui che aggiusta qualcosa a modo suo, lei che mi chiama per nome come se fosse musica.

Forse le case dei nonni, alla fine, non si svuotano mai davvero.
Restano piene di quello che ci hanno insegnato a sentire.

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