Stamattina, anche con la finestra chiusa, si sentiva forte il rumore del mare. Mi sono concessa di restare sotto le coperte 10 minuti in più per godermelo un po’ nella calma dell’alba. Se riuscivo a concentrarmi bene, riuscivo a distinguere il suono di ogni onda che si infrangeva sulla battigia. Ci ho trovato un po’ di poesia. Ho pensato che di solito sono io che corro al mare per salutarlo e invece stamattina è lui che, forse percependo la tempesta dentro di me, è venuto a bussare alla mia finestra, per dirmi “Hey ci sono, mi sento come te!” Che cosa meravigliosa sentirsi compresi, no? Proprio in questi giorni mi sta succedendo di sentire in me delle onde di anima che sentirebbero il bisogno di uscire e invece non trovano cuori disponibili ad accoglierli come la battigia fa con le onde del mare. Sento la necessità del cambiamento, sento la forza di queste onde in me, onde che vorrebbero esplodere, schiumare, fare rumore…eppure restano incastrate lì, tra le costole, tanto forti da fare male, tanto silenziose da fare paura. L’altra sera ad un certo punto ho incontrato i miei occhi nello specchietto retrovisore della macchina e non mi sono riconosciuta. Le occhiaie profonde fatte di notti intere a cercare di zittire la mente, le prime rughe intorno agli occhi, fatte di espressioni forzate e sguardi che cercano di nascondere per non preoccupare… cercavo quella luce che mi piace tanto vedere lì, proprio accanto a quella macchiolina marrone che ho nell’iride sinistra, ma non l’ho trovata. Tornata a casa mi sono messa a preparare la cena, mi sono chiusa un dito nello sportello per fare di corsa e questa cosa ha fatto straripare il mare che avevo dentro. Ho pianto come una bambina per la prima volta dopo, boh, forse mesi. Ho benedetto il divano che teneva addormentato mio padre con il brusio della televisione a cullarlo. Quel pianto silenzioso non era per il dolore del dito nello sportello, figuriamoci, era tutto silenzio accumulato, tutte cose che tengo dentro fino allo sfinimento. Mi sono concessa la libertà di piangere. Quelle lacrime erano gocce di onde del mare che finalmente trovava un piccolo canale per uscire. Stamattina il mare è venuto a bussarmi alla finestra ed io mi sono sentita come se un vecchio amico mi stesse dicendo che era lì per me, ad accogliere ogni mia onda. C’è qualcosa di più confortante? Più tardi andrò a salutare quelle onde, a lasciarci correre gli occhi in mezzo, a mischiare un po’ delle mie onde con la spuma bianca delle sue… il mare sarà lì, come c’è sempre stato, pronto ad accogliere ogni tempesta per restituirla nella forza delle onde, ma custodendo ogni segreto nella profondità della sua immensità.
Lascia un commento