Ho sfanculato gli auguri

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Natale, Capodanno.
Periodo di auguri, baci, abbracci.
Devo essere sincera: quest’anno gli auguri a tutti li ho proprio sfanculati. L’anno scorso, nonostante tutto il casino che stava succedendo nella mia vita, mi sono sbattuta perché tutte le persone che ritenevo importanti ricevessero almeno un messaggino in ogni festività comandata. Quest’anno, invece, chi cazzarola ci ha pensato?
Sincera? Io no.
“Ammazza che stronza”, potreste dire. Eh no. Un attimo. Ora ci arrivo.
Da gennaio 2025 a oggi, 1 gennaio 2026, ho perso un padre, una famiglia, una comunità che pensavo fosse casa e che invece si è rivelata tutt’altro. Ho perso tante, davvero tante, delle cose che ritenevo punti fermi e certi della mia vita.
Gennaio 2025 mi ha presa, mi ha accartocciata e buttata in un angolo. E io, cercando di raddrizzarmi mese dopo mese, ho scoperto che i miei occhi erano sempre stati velati da una sottile sete d’amore, quella che ha guidato tutta la mia vita. Ho scoperto, una dopo l’altra, tutte le bugie che mi ero raccontata per sentirmi meno sola in 32 anni di vita e ho dovuto guardare in faccia, tutta insieme, la verità:
io ero sempre stata sola. Tutti i traguardi, tutti i passi fatti, tutte le volte in cui mi sono rimessa in piedi avevo attribuito il merito a persone presenti nella mia cerchia quotidiana.
E invece no.
Non c’erano.
L’esempio più veloce che mi viene è la sera in cui è morto mio nonno, perché ricordo perfettamente la scena.
Erano tutti al telefono ad avvisare le persone su cui sapevano di poter contare. Io ero piegata in due dal dolore, dietro la poltrona, a scorrere una rubrica in cui non ho trovato nemmeno un numero da poter chiamare senza la paura di essere di troppo, qualcuno che volesse essere avvisato semplicemente perché gli importava di saperlo. Il giorno del funerale di nonno all’uscita dalla chiesa, che è sempre il momento peggiore, tutti avevano qualcuno da abbracciare per piangere liberamente.
Io giravo nel piazzale facendo battute sui santini, per non scoppiare a piangere come una bambina, perché non avevo braccia in cui affondare per crollare al sicuro. Mi hanno rimproverata per quelle battute. Erano inappropriate.
Hanno pensato che fossi contenta che mio nonno fosse morto, che non mi importasse poi così tanto.
Mio nonno, l’uomo che mi ha cresciuta, che mi ha insegnato la gentilezza, il rispetto, l’altruismo. Il mio vero padre, forse più di mio padre. Non hanno pensato che il sarcasmo è il mio modo di rispondere a ciò che fa troppo male per essere guardato.
Il 2025 mi ha portata a prendere sempre più consapevolezza di questa solitudine, fino al punto in cui ho pensato che non fosse possibile. Che fosse un’illusione della mia mente. Che avessi bisogno di vederla.
E finalmente l’ho vista.
Ho smesso di usare i social in modo “aperto”.
Ho smesso di condividere pensieri con chiunque mi passasse davanti.
Ho smesso di scrivere io per prima.
Ho smesso di fare gli auguri.
E, come per magia, il telefono è rimasto muto. A parte qualche rara e preziosa eccezione! Niente bacheche piene di auguri scritti dall’IA, niente immagini con sopra “inoltrato molte volte”, niente auguri il giorno del mio compleanno.
Niente, da parte di persone che a malapena rispondevano con un pollice in su quando scrivevo “ti voglio bene”. Paradossalmente, anche questo articolo finirà su Facebook, perché non posso pubblicare senza che il link venga condiviso in automatico, ma tanto sapete in quanti leggeranno? Leggeranno davvero dico. Ammettiamolo, ho scritto cose davvero molto peggiori di questa, ma nessuno ha mai detto niente, quindi!
Ecco.
Ora io so.
So che chi c’è stato nonostante tutto, nonostante il poco tempo, la vita incasinata, le difficoltà… c’è stato davvero. E no, non è un’illusione del mio cervello. So che chi ha creato anche solo un piccolo spazio per me nella sua vita lo ha fatto perché ha voluto farlo davvero, perché mi ha guardata davvero, perché, per loro, io esisto davvero.
Si possono contare sulle dita di una mano sola?
Va bene.
Sarà una sola mano.
Ma è la migliore che ci sia. Io non posso non ringraziare chi mi ha regalato il suo tempo per davvero, chi ha fatto spazio per me nella sua vita, chi ha condiviso con me anche “solo” un tramonto. Per me è il tempo più prezioso che ci sia.

Non ho sfanculato gli auguri, ho semplicemente smesso di spargerli nel vuoto. Ora li tengo stretti in una mano sola e li affido solo a presenze vere,
a chi sa restare, a chi, stringendo quella mano, porta luce in una solitudine un po’ cupa ma che, quest’anno, magari lo sarà un po’ di meno. A chi si fa dono anche solo con la presenza.

Grazie a chi c’è, a chi c’è stato e a chi il destino deciderà che ci sarà. Buon 2026 a tutti…. O a nessuno? 💙

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