C’è un vetro, da qualche parte,
che conserva riflessi di quando si era piccoli.
Un riflesso sbilenco, sfocato,
con le mani ancora appiccicose di zuccherini
e gli occhi pieni di domande.
Ci si specchiava per gioco,
si facevano smorfie, si rideva da soli,
e poi si tornava a crescere.
Quel vetro è ancora lì.
Ha visto mani diventare grandi,
passi diventare adulti,
e sguardi diventare stanchi.
Ha visto le sedie svuotarsi piano,
le stanze diventare silenziose,
e i ricordi accumularsi in angoli di polvere e tempo.
Ora che tutto si muove,
che i mobili partono e le stanze si svuotano,
quel vetro riflette un volto che ha imparato a restare.
A ricordare.
A dire addio.
E forse, domani,
qualcun altro si specchierà lì dentro
senza sapere quante vite ha già contenuto.
Perché ci sono oggetti che non sono solo oggetti.
Sono custodi silenziosi delle nostre storie.
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