Fili sottiliil mio nome nel silenzio

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Il silenzio a volte ha un suono preciso.
È quello del telefono che non vibra, che resta fermo, come se il mio nome non abitasse più da nessuna parte.
Mi chiedo che forma abbia la mia presenza nella vita degli altri.
Se sono una luce che resta accesa anche quando non serve… o solo una finestra che si apre quando qualcuno ha bisogno di entrare. Perché io i fili li tengo. Li tengo stretti, li annodo piano, li seguo anche quando si fanno sottili. Scrivo, cerco, mi ricordo, ma quando mi fermo, anche solo per un attimo… tutto resta sospeso.
È qualcosa di diverso dalla rabbia o dalla tristezza, qualcosa di più silenzioso, più sottile, una mancanza che non fa rumore, ma si sente tutta fin dentro le ossa.
Come se esistessi un po’ meno, quando non faccio il primo passo, come se il mio esserci avesse bisogno di essere continuamente dimostrato per non svanire.
Allora resto qui, con questa domanda tra le mani: se smettessi di muovermi per prima,
qualcuno si accorgerebbe che ci sono ancora?
Vorrei dire di sì senza pensarci.
Vorrei sentirlo come una certezza semplice, naturale. Invece resta solo il dubbio.
Eppure… non riesco a credere che sia tutto qui.
Perché il modo in cui sento, in cui resto, in cui tengo agli altri… so che ha un valore, anche quando non viene visto.
Forse non sono nel posto giusto per essere trovata, forse alcune persone non sanno cercare i forse, semplicemente, non è ancora arrivato chi saprà farlo davvero.
Nel frattempo, resto in ascolto.
E imparo, piano, a non dimenticarmi di me
anche nei giorni in cui il mondo sembra farlo.

Nel silenzio che sa solo del mio nome.

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