“Tutta fuffa”

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A volte non capita anche a voi di sentirvi “tutta fuffa”?
Ci penso in questi giorni. È un periodo di cambiamenti, di voglia di progettare, di obiettivi da fissare. Sto cercando di mettere in campo il meglio di me per capire quale strada voglio percorrere.

Bene, dunque… voglio prendere il diploma.
Sì. Dai. Prendiamo il diploma!
Eh… ma chissà se riesci davvero a studiare tutto un programma di tre anni per l’esame.
E poi chissà quanto ci vorrà.
E i soldi? Ai soldi ci hai pensato?
E studiare, poi? Ti ricordi com’era casa quando dovevi fare i compiti?
Figuriamoci adesso, con tutto il casino che c’è sempre qui dentro.
Ma sei sicura di riuscire a studiare in questo caos?
Secondo me è tempo perso, dai. Alla fine la tua vita va bene così.
Magari al prossimo anno. Intanto ci sistemiamo…


Ecco.
Questa è la tipica conversazione che succede nel mio cervello ogni volta che nasce un’idea nuova. Tiro fuori un desiderio, un obiettivo, qualcosa che mi fa brillare un attimo… e poi, da sola, la mia mente lo smonta in trenta secondi. A volte mi guardo allo specchio e mi sembra di essere tutta fuffa. Grandi discorsi, grandi sogni, grandi intenzioni.
E poi? E poi mi sembra di non essere capace di realizzarne nemmeno uno.
“Che cretina” mi dico e resto ferma lì. Ma forse non è fuffa. Forse è solo la paura che parla più forte del desiderio. Forse è una mente che ha imparato a proteggersi smontando tutto prima ancora di provarci. Forse non sono sogni troppo grandi, forse sono ferite troppo abituate a non sperare. Forse non è che sono tutta fuffa. Forse è che, ogni volta che mi viene un’idea, io parto direttamente dal disastro finale. Non dal primo passo, no.
Io voglio subito sapere se fra tre anni avrò mollato tutto, se avrò buttato soldi, tempo ed energie, se mi starò dando della cretina davanti allo specchio.
Il primo passo? Ma figurati. Io salto direttamente al fallimento con triplo carpiato. E così passo ore a fare piani perfetti nella testa, per poi smontarli in trenta secondi netti.
Efficientissima, devo dire, altro che produttività. Poi resto ferma e, ovviamente, mi accuso pure di non fare niente. Che eleganza.
Ma forse il problema è proprio questo:
io voglio la garanzia. Voglio sapere già come va a finire, prima ancora di iniziare.
Peccato che la vita non funzioni così.

E allora, invece di chiedermi se ce la farò fino in fondo,
provo a chiedermi se posso fare il primo passo. Uno solo. Piccolo. Imperfetto. Reale. Forse non devo sapere se ce la farò fino in fondo, forse devo solo chiedermi se oggi riesco a fare una cosa stupida e piccola. Tipo informarmi. Tipo aprire un sito. Tipo non scartare un’idea solo perché ho paura di sperare. Perché magari non sono tutta fuffa. Magari sono solo una che ha imparato a smontarsi da sola prima che lo faccia qualcun altro e che faccia male.
E allora oggi, invece di progettare la scalata dell’Everest, forse faccio un passo. Uno solo, giuro.
E vediamo se il mondo crolla davvero.

E vediamo se alla fine era davvero tutta fuffa.

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