L’acqua sotto l’onda…

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Vi è mai capitato di mettere la testa sott’acqua proprio nell’esatto momento in cui sta arrivando un’onda?
Se si è ancora abbastanza a riva, sotto l’acqua non si vede più nulla. Tutto diventa torbido, per la sabbia smossa dalla forza dell’onda. Poi, dopo qualche secondo, tutto torna limpido come prima, e si può riprendere a nuotare con una visuale perfetta.
Ecco.
Io, in questo momento, sono in quei secondi tra un’onda e l’altra. Sto guardando la sabbia depositarsi e, nel frattempo, cerco di guardare un po’ più in là, prima che arrivi la prossima onda. Ho passato una vita intera a nascondermi. Una vita intera a fingere di essere superficiale, fredda, pratica. Ma io non sono così. Io voglio andare nel profondo delle cose. Voglio sapere perché il tuo colore preferito è il lilla. Voglio passare la notte a parlare con te della consistenza delle nuvole. Voglio soffermarmi sulla meraviglia delle sfumature del tramonto. Voglio abbracciarti per farti sentire addosso il bene che ti voglio. Sono quella che fa la cretina per farti ridere quando sei nel panico, ma anche quella che ti stringe la mano se hai paura, solo per farti sentire che non sei sola.
In questa società è difficile essere così. A volte sembra persino sbagliato sentire davvero. Sembra che si debba produrre, funzionare, essere efficienti, senza perdere tempo dietro alla lentezza di un’alba o alla gentilezza di un sorriso. Ho iniziato ad andare in terapia proprio per questa costante sensazione di essere sul pianeta sbagliato. Se tutti riescono a essere produttivi, freddi, superficiali… perché io no? Cosa c’è di sbagliato in me?
È una domanda che torna, periodicamente. Come si fa a essere come gli altri?La risposta è semplice, anche se fa paura:
non si può.
Non si può imparare a essere chi non si è. E no, non è una risposta della mia psicologa (le psicologhe e gli psicologi in realtà non danno risposte, ci aiutano solo a mettere ordine tra le domande!)

Si può fingere. Ci si può nascondere anche per tutta la vita, ma non si può smettere di essere sé stessi. E allora come si sopravvive? Si sopravvive sapendo che, da qualche parte, forse, c’è un posto anche per noi. Si respira incontrando occhi come i nostri, occhi che non ci chiedono di nasconderci, ma di brillare, di “prendere a morsi la vita”. Quegli incontri sono respiri veri. Si vive amando di più, respirando un po’ meglio quando riconosciamo qualcuno che sente come noi. Accettando quella parte di noi che sente tutto, così tanto, abbracciandola e facendola sentire al sicuro, almeno con noi stessi.
Si ama. Magari in silenzio. Magari anche di nascosto. Ma si ama.
Quegli occhi sono rari, sono speciali… Ma esistono. E quando si incontrano, la vita cambia un po’, diventa più colorata, si respira meglio… Si sente quel piccolo tuffo al cuore che dice: non sono sola, lo vede anche lei!
A volte quegli occhi passano lontani, a volte arrivano quando meno te lo aspetti e quando li incontri non serve dire nulla. Si respira. Si resta. E il cuore capisce di non essere sbagliato.
Quegli occhi sono rari, come certe acque limpide dopo la tempesta. Quando ti ci tuffi, senti che puoi restare sott’acqua un po’ di più, senza paura.

Perché, finalmente,
qualcuno vede come te.

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