Tu non mi conosci più.
Questa frase me la ripeto da giorni e tutti i giorni prende più forza in me.
Mi ha ricontattata una persona del mio passato, chiedendomi di vederci. Mi ha proposto di andare insieme al concerto di un suo amico, così avremmo potuto rivederci e parlare un po’. Devo essere sincera, sono stata un po’ titubante. Hai presente quando ti rendi conto che certi meccanismi non fanno più parte della tua vita e, in qualche modo gentile, l’universo ti aiuta a non incontrarli più? Ecco, questa persona fa parte di quei meccanismi che, con tanto lavoro e fatica, sono riuscita a togliere dalla mia vita. Purtroppo, però, sono ancora una patological people pleaser, quindi non sono stata capace di dire di no direttamente. Sia chiaro, questa persona non è una persona sgradevole, non è una persona tossica per cui più ci sto lontana e meglio è, ma fondamentalmente attua dei meccanismi che non mi fanno stare più bene con lei… Ma forse andando avanti riesco a spiegarlo meglio. Insomma, non essendo capace di dire di no direttamente all’invito, ho semplicemente detto un “Vedo un attimo se riesco ad organizzarmi e ti faccio sapere”.
Ho voluto semplicemente prendermi lo spazio per valutare bene se fosse il caso di stare per una sera con questi meccanismi del passato, se ero abbastanza forte da poterci stare senza provare un fastidio tale da rovinarmi la serata.
Questa persona lì per lì mi ha detto:”Ok, tranquilla, tanto il concerto è tra un mese, tu organizzati e fammi sapere”. Perfetto, ho pensato, posso prendermi il mio tempo.
Spoiler: invece no.
Il giorno dopo ho incontrato questa persona e lei mi ha fatto sapere immediatamente che i biglietti li aveva già comprati. Io, un po’ in difficoltà, le ho ribadito che cercavo di organizzarmi per esserci e, se si fosse allineato tutto, saremmo potute andare. Lei mi risponde: “Ma si, manca un mese! Ti pare che non riesci ad organizzarti? Io i biglietti li ho già presi, lui è un musicista fantastico, sentirai! Vieni a casa mia nel pomeriggio, lasci la macchina, ci andiamo a mangiare qualcosa e poi andiamo insieme. Basta, è deciso!”
Questo è esattamente l’opposto dei comportamenti che mi fanno stare tranquilla. È già tutto deciso, programmato, ed io non ho avuto possibilità di rifiutare il programma che lei aveva già bellamente preparato per me. Vabbé, è un concerto, quanto male ti potrà fare, chiederete. Non è il concerto in sé, ma il meccanismo che c’è dietro. Io non ho scelto. Qualsiasi risposta io avessi dato alla sua proposta, anche con largo anticipo, lei i biglietti li aveva già comprati, facendomi anche sentire in obbligo, visti i soldi spesi anche per me… Soldi che, oltretutto, io non potevo proprio permettermi in quel momento.
Ecco, oggi mi sono trovata a riflettere su come alcune persone non facciano più parte della nostra vita, come noi non riusciamo più ad accettare certi meccanismi tossici. Fino a qualche tempo fa, io a quel concerto ci sarei andata senza fiatare, senza riuscire ad uscire da quella spirale di “obblighi” in cui ti mette una situazione del genere. Ci sarei andata perché abituata a subire in silenzio le scelte degli altri per paura che un NO mi avrebbe fatto amare di meno.
Oggi, invece, ho mandato un messaggio a questa persona, dicendole che purtroppo non ero riuscita ad organizzarmi e a quel concerto non riuscivo proprio ad andarci con lei. Ha iniziato a mandarmi una serie di messaggi dicendomi “Visto che TI CONOSCO e so che ti senti in colpa, volevo dirti che alla fine quel mio amico non suona più, quindi al concerto non ci vado più nemmeno io”.
Peccato che io non mi senta in colpa. Non mi sento più in colpa per essermi presa i miei spazi, per essermi presa il mio spazio per respirare, per aver scelto una cosa che può farmi stare bene, piuttosto che subire una cosa che mi avrebbe portata a stare male. Tu non mi conosci. Tu sei rimasta ad una versione di me che si sente in colpa anche solo per la propria esistenza, ma io non sono più così.
Io sono grata di esistere, finalmente. Io sono anche contenta di poter finalmente scegliere ciò che mi fa stare bene ed evitare invece ciò che mi fa stare male. Io finalmente scelgo.
Questo, per me, è uno dei più grandi traguardi della vita. Io posso scegliere e scelgo di passare il mio tempo con le persone che a me ci fanno attenzione per davvero.
E così resto qui, sulla riva delle mie scelte.
Non devo più seguire correnti che non mi appartengono, so riconoscere le maree che mi fanno bene e quelle che è giusto lasciar passare.
Oggi scelgo.
E nel mio scegliere, finalmente, respiro.
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