Mi hanno spostato l’ufficio.
È in un posto un po’ polveroso e pieno di cose lasciate lì dimenticate, ma tutto sommato è anche carino.
Prima che ci concedessero l’uso delle stanze, lì c’era un’associazione che faceva il “baratto”: aveva quindi un sacco di cose che teneva lì, come vestiti, vecchie lampade, soprammobili.
Quando l’associazione ha chiuso, alcune cose sono rimaste abbandonate in quelle stanze, a raccogliere polvere e un po’ di grigio del tempo.
In queste ultime settimane sono stata chiusa in quelle stanze per ore, a cercare di sistemare un po’ e a far apparire quei luoghi più “consoni” a un ufficio di segreteria.
In una di queste sere, mentre pulivo i vetri, è passato un signore anziano con il suo cagnolino a passeggio e, vedendomi dentro, mi ha chiesto se poteva avere un piatto con una barca che aveva visto in quella vetrina tempo fa ed era sicuro che fosse ancora lì.
Sinceramente, in tutto il caos che ho trovato lì dentro, io non ho proprio saputo trovarlo, quel piatto, e onestamente non so neanche se avessi il permesso di poter “smaltire” quegli oggetti.
Così ho detto al signore con il cane che non c’era nessun piatto e che non sapevo proprio se potevo darglielo.
Il signore ha insistito un po’. Mi ha detto due o tre volte che lui quel piatto lo aveva visto anche quella mattina, dal vetro, e che lo voleva.
Dopo avergli risposto di nuovo che non lo avevo proprio visto, se ne è andato un po’ arrabbiato e un po’ rassegnato.
Devo dire che io a quel signore ci ho ripensato nei giorni dopo.
Ho pensato che sì, era stato un po’ invadente con la sua insistenza nella richiesta, ma alla fine cosa poteva mai esserci di male in un semplice piatto con una barca?
Perché ci teneva così tanto?
Magari era uno di quegli oggetti che uno vede in vetrina passeggiando, pensa che in quel momento non può permetterselo, ma che risparmierà e magari, tra qualche tempo, potrà prenderlo.
Poi, però, quando torna davanti a quella vetrina, finalmente in grado di poter comprare ciò che desidera, quell’oggetto non c’è più.
Ecco, magari lui lo aveva desiderato tanto e poi, quando poteva prenderselo, aveva trovato quell’associazione chiusa e quel piatto perso per sempre.
Allora, in questi giorni, ho cercato quel piatto, sperando nella fortuna e, nel frattempo, ho cercato di fare attenzione se avessi rivisto il signore con il cane.
Il piatto alla fine l’ho trovato.
E devo dire che era davvero un bel piatto!
Allora l’ho messo da parte, in attesa di rivedere quel signore.
Stamattina, mentre abbassavo la serranda per chiudere all’ora di pranzo, mi sono trovata davanti proprio lui.
L’ho fermato e gli ho detto che avevo trovato il piatto. Sono corsa dentro per prenderlo e lui, la prima domanda che mi ha fatto, è stata:
«Devo qualcosa?»
Mi si è stretto il cuore.
«Assolutamente no! Ci tenevo che lo avesse lei e gliel’ho cercato. Se l’ho fatta contento, mi basta così!» Gli ho risposto.
Se n’è andato, sorridente, con il suo piatto sotto il braccio.
Non mi ricordo neanche se mi ha ringraziato, ma non mi interessa.
Quante volte io ho dovuto lasciare cose dietro le vetrine perché non sapevo cosa mettere nel piatto per campare.
Quante volte ho dovuto rinunciare al mio “piatto con la barca” perché c’erano cose più importanti da mantenere.
Adesso è tutto il giorno che penso al sorriso di quel signore mentre tornava a casa.
Mi piace immaginarlo lì, davanti a quel piatto finalmente suo. Mi piace pensare che magari quel sorriso oggi gli ha girato la giornata.
A volte basta così poco. Alla fine, regalare un sorriso non costa niente e a volte, riempie più di quanto crediamo.
A volte basta così poco per rimettere una barca in mare.
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