In 32 anni di vita c’è una lezione che ho imparato, la più dura, la più vera: devi cavartela da sola, non c’è nessuno che può aiutarti.
Stasera questa lezione mi ha preso a pugni in piena faccia con la ferocia più feroce che potesse avere.
In un posto sperduto, durante la bomba d’acqua più violenta dell’ultimo periodo, sono rimasta chiusa fuori dal locale in cui ero, senza chiavi, senza giacca, senza telefono. Senza niente che non fossi io stessa. Io, i fulmini e la consapevolezza di non poter fare nulla se non sperare che qualcuno si accorgesse della mia assenza e mi venisse a cercare. Gli impegni, le corse quotidiane, le scadenze, tutto si è dovuto fermare per una stupida porta che ha deciso di bloccarsi nel momento più sbagliato possibile. Mi sono attaccata alla porta il più possibile per ripararmi dal vento e dall’acqua che mi colpivano in ogni verso possibile, violenti come la mia solitudine che mi rincorre da tutta la vita. Come te la cavi quando sei in queste situazioni, se non hai nessuno? Sono rimasta 40 minuti sotto l’acqua, in attesa di un miracolo. Ad un certo punto è arrivata la realtà a tirarmi il destro più forte di tutti e a darmi una svegliata: nessuno sarebbe arrivato. Ero io con me stessa. Ho iniziato a correre. Ero già fradicia, non avrebbe fatto molta differenza restare lì o buttarmi sotto l’acquazzone. Ho corso per mezz’ora fino a raggiungere il primo posto abitato che ho incontrato. Mi hanno fatta entrare, mi hanno prestato un telefono, mi hanno dato un phon per asciugarmi un po’… La gentilezza dello sconosciuto è sempre così stupefacente in certi momenti. La faccenda si è risolta, ho recuperato le mie cose, tutto si è concluso per il meglio, ma nel mio bagaglio c’è una consapevolezza in più ancora più forte di quella che non avevo già: stare fermi ad aspettare qualcosa che ci salvi, non serve a niente. Nessuno correrà a scalare la torre in cui sei rinchiusa. Apri la porta. Muoviti. Corri sotto la pioggia. Le gocce ti taglieranno la pelle come lame. Il vento ti colpirà con tutta la crudeltà di cui è capace proprio nel momento in cui avresti bisogno che si calmasse un po’… ma dopo ci saranno mani gentili che ti apriranno. Ci saranno coperte che ti scalderanno. Ci sarà un tetto a ripararti da quell’acqua gelida, se solo avrai il coraggio di buttarti sotto l’acquazzone e correre. Non restare ferma in balia della tempesta. Andrà tutto bene, tu corri.
Lascia un commento