Oggi, dopo una giornata di pioggia, il mondo si è aperto in un tramonto così incredibile da sembrare un regalo.
Era uno di quei tramonti che nascono proprio quando non li aspetti: il cielo si accendeva di rosa, di arancio, di quel viola lieve che arriva solo quando le nuvole hanno pianto abbastanza.
E mentre guidavo, senza neanche farci troppo caso, ho alzato lo sguardo verso le montagne.
Ed era come assistere a un piccolo miracolo:
gli stessi colori del cielo si riflettevano perfettamente lì, sulla pietra scura, come un’eco.
Come se le montagne e il mare, pur lontani, si stessero abbracciando attraverso la stessa luce.
Un unico respiro di colore.
Un’unione che non aveva bisogno di tocchi, né di voce:
solo il cielo che cade sulla terra, e la terra che lo accoglie.
Una promessa silenziosa di bellezza, lì, nel mezzo di una giornata qualunque.
E mi sono detta che forse accade anche in noi:
che dopo la pioggia, se alziamo lo sguardo nel momento giusto, scopriamo che qualcosa di noi riflette ancora la luce, e risponde.
Che c’è sempre un punto in cui due mondi, si incontrano e si riconoscono.
Ed è lì che nasce la magia.
E allora penso che siamo un po’ come quel tramonto riflesso sulle montagne:
anche quando crediamo di essere spenti,
c’è sempre una luce che ci cerca,
una luce che ci trova
e ci ricorda che possiamo ancora risplendere.
A volte basta solo lasciarsi guardare dal cielo.
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