Per tutta la vita ho avuto una certezza:
che amare significasse dare. Sempre.
Dare tempo, parole, forza, silenzi.
Dare anche quando si è stanchi, anche quando dentro si svuota.
Credevo che fosse questo il mio modo di valere.
Che essere “brava” significasse esserci per tutti,
anche a costo di non esserci più per me.
Poi oggi qualcuno mi ha detto:
“Lascia andare.
Inizia a fare cose per te.
Scegli te.”
Ed è come se quelle parole avessero fatto rumore
nello spazio più silenzioso della mia anima.
Un rumore buono,
di quelli che non distruggono,
ma rompono il vecchio per far entrare qualcosa di vero.
Mi sono sentita spaesata.
Quasi in colpa.
Perché nessuno mi aveva mai detto
che anche io ho diritto alla tenerezza.
Alla leggerezza.
A un posto nel mondo che non sia solo quello di chi sorregge gli altri.
Eppure, in mezzo a questa confusione dolceamara,
sento che qualcosa dentro sta cambiando.
Sto imparando che anche scegliere sé stessi è una forma d’amore.
Che non si tradisce nessuno quando si decide di ascoltarsi.
Che non si è egoisti se ci si prende cura.
Che ogni “sì” a me stessa può diventare una carezza più piena verso gli altri.
Oggi ho scritto questa parola nuova nel mio vocabolario:
permesso.
E sotto, piano, ci ho aggiunto:
“anche tu puoi.”
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