sarà mattina…

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Oggi il tempo si è fermato tutto insieme.
Un respiro trattenuto, con quella sensazione precisa che si prova quando, all’improvviso, la luce cambia e non sai ancora se sarà sera o tempesta.
È stata una di quelle mattine qualunque, piene di messaggi, appuntamenti da ricordare, faccende da incastrare. Poi una frase. Una sola.
Tutto si è fatto più lento, più distante, come se il mondo avesse preso a muoversi da un’altra parte ed io, ferma in quell’ufficio, ho iniziato a tremare senza controllo.
Una persona importante. Un rifugio. Un punto fermo di quelli che non immagini mai di vedere vacillare.
Una voce gentile che ha saputo accogliere, guidare, restare.
Una presenza che ha attraversato le mie stagioni con passo discreto e cuore pieno.
Mi ha accompagnata a scoprire me stessa e ad affrontare i miei demoni, mi ha abbracciata quando neanche io ero in grado di farlo.
Il primo che ho abbracciato senza avere paura.
E ora, quella voce, ha detto parole che non avrei voluto sentire, parole che sembrano uscite da un altro dizionario.
Non quello della quotidianità, ma quello delle cose troppo grandi, troppo vere, troppo dolorose.
Sono rimasta lì, in silenzio, a pensare a quante volte lo avevo visto sorridere, a quante volte il suo esserci era bastato a rimettere insieme pezzi di me.
E in quel momento, il pensiero più forte non è stato il dolore, ma l’impotenza.
La certezza di non poter fare nulla, se non restare, tenere viva una luce, anche piccola, anche tremante.
Mi sono chiesta cosa fare, cosa dire, ma certe notizie non chiedono risposte, chiedono amore, silenzio, preghiere sussurrate.
E forse un racconto, come questo.
Perché non so guarire il male, ma forse so scrivere la speranza. So tendere le mani tra la paura e la fede, so accendere un lume nel buio, anche solo per dire: “Tu non sei solo.”
Ho paura, tanta, tanta paura, ma non riesco a voltarmi e andarmene con superficialità, non riesco a fingere che vada tutto bene, non riesco a non essere lì ad abbracciarlo anche solo per tutte le volte in cui lui ha abbracciato me quando avevo paura.
E questo, oggi, è tutto ciò che posso.
Ma è sincero.
È mio.
È per lui.
È per chiunque stia camminando dentro una notte che sembra troppo lunga.
Lì, in fondo all’orizzonte c’è la soglia dell’alba.
Possiamo rincorrerla e, forse, finalmente arriverà la luce.
Sarà mattina.

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