Grazie per la gentilezza🌸

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Sono uscita per una visita.
Una di quelle giornate piene di doveri, di strade nuove, di passi che non si fermano.
Ma poi, quasi fosse una parentesi rubata al tempo,
mi sono regalata un pranzo lento,
in un ristorante di sushi,
in una città che non era casa
eppure, per un attimo, lo è diventata.

I camerieri portavano i piatti uno a uno,
e io non facevo che dire “grazie”.
Forse dieci volte, forse cento.
Ogni gesto riceveva il mio grazie,
come se il cuore, quel giorno, volesse restituire ogni piccola cura ricevuta.
Avvicinavo i piatti, sorridevo,
cercavo di alleggerire,
come si fa con le persone che si incontrano solo per un attimo,
ma che meritano comunque rispetto.

Poi il cameriere è tornato,
ha chiesto se poteva sparecchiare,
e noi gli abbiamo passato i piatti uno ad uno,
sempre dicendo “grazie”…
per l’ennesima volta.
E lui, con un sorriso grande e improvviso, ha detto:

“Grazie per la gentilezza.
Belle e davvero gentili… grazie.”

Ed è stato lì che qualcosa ha tremato dentro.
Non per la frase,
ma per lo sguardo che conteneva.
Come se avesse visto quella parte che troppo spesso resta invisibile.

Mi sono commossa, sì.
Perché in un mondo abituato a correre,
qualcuno si era fermato un attimo…
e mi aveva vista.

Non serve altro, a volte,
che un grazie che sappia di verità,
una frase detta tra un piatto e un sorriso,
per ricordarmi che essere gentile non è mai tempo perso.

È solo un modo silenzioso
per dire al mondo:
“Io ci sono.
E spero che tu ti senta un po’ più leggero, anche solo per un attimo.”

E mentre uscivo,
con il cuore un po’ più pieno e le mani leggere,
ho pensato che forse è proprio questo,
alla fine:
lasciare gocce di gentilezza nel passaggio,
senza sapere se qualcuno le raccoglierà…
ma sapendo che, se lo farà,
sarà un po’ meno solo nel mondo.

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