Mi viene naturale chiedere scusa per il silenzio di questi giorni… È un silenzio necessario in un mondo che di rumore ne fa fin troppo.
Un mondo che chiede di definire la parola “bambino”, un mondo che si spartisce già una terra devastata dalla guerra, un mondo in cui una nazione intera muore di fame mentre dall’altra parte del mare si pensa a quale santo festeggiare.
Avrei voluto lasciare fuori da questo piccolo rifugio tutto il rumore che fa il mondo, ma non mi è possibile farlo. Non mi è possibile lasciare fuori da me gli occhi di quei bambini che trasportano corpi dei loro stessi fratelli mentre qualcun altro li definisce “terroristi” e parla già di soldi da fare sulla loro terra. Non mi è possibile girarmi dall’altra parte mentre l’ennesimo pazzo ha in mano il potere di distruggere vite intere… e magari la prossima potrebbe essere proprio la mia, chissà.
Ci si sente impotenti davanti a tutto questo, lo so. Io stessa ho dovuto imparare a ricacciare indietro le lacrime e a gestire la morsa che si crea allo stomaco ogni volta che apro un social o che vedo un telegiornale. Ma ieri ho letto una frase che mi ha spiazzata con la sua potenza:
“La gentilezza è un atto di resistenza quotidiana”.
Cosa posso fare io in un mondo che sembra prendere fuoco ogni giorno? Cosa posso fare in un mondo che chiude le porte agli stranieri fuggiti dal dolore, che punta un fucile invece di un fiore, che giudica e nega perfino l’amore?
Posso resistere con la mia gentilezza, ogni giorno.
Posso accogliere con un sorriso uno straniero che non chiede altro se non di poter ricominciare a vivere come essere umano. Posso regalare fiori a chi la bellezza non riesce a vederla, perché ha visto troppo odio. Posso riconoscere come vera l’unione tra due persone che si amano davvero e profondamente, anche se sono dello stesso sesso. Posso cercare di essere gentile ogni giorno, per contrastare l’odio e la violenza. Allora si, allora forse la gentilezza può fare la differenza. Allora si, forse è anche lei un atto di resistenza.
Un giorno alla volta. Un passo alla volta. Un sorriso alla volta.
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