Certe sere guardo in su
senza sapere esattamente cosa sto cercando.
Forse una stella cadente.
Forse una risposta.
O forse solo qualcosa che mi dica
che sto ancora sperando.
Tengo il telefono tra le mani
come fosse un talismano,
puntato verso il cielo
per cercare di fermare la luce
nel preciso istante in cui passa.
Un attimo prima che svanisca.
Un soffio.
Un frammento.
Un desiderio che si lascia intravedere
e poi scivola via.
Non sempre riesco a vederle.
A volte mi sfuggono,
altre volte le confondo con le luci degli aerei,
con i satelliti in silenzioso movimento.
Ma resto lì,
occhi al cielo,
come chi sa
che anche se non si vede,
qualcosa sta passando davvero.
E allora scatto.
A caso.
Per istinto.
Con la speranza che una scia si lasci sorprendere.
Una volta su cento succede.
E il cuore fa quel piccolo sobbalzo.
Quello che dice:
“Sì, l’ho vista anch’io.”
È per questo che resto sveglia.
Per cercare quello che quasi nessuno nota.
Per sperare in ciò che dura un istante
ma lascia una luce che resta.
Per lasciare che la polvere di stelle mi cada negli occhi
Che magari, in qualche modo, quel piccolo sogno si avvera.
Magari, per caso, quella polvere di stelle
incontra gli stessi occhi che me le fanno guardare
con così tanto stupore e magia…
E magari realizza i sogni anche di quegli occhi.
Magari…
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