L’avevano data per spacciata.
Un vaso dimenticato,
fiori ancora vivi ma stanchi,
foglie ferite dal troppo e dal troppo poco.
L’ho portata a casa.
Senza sapere se sarebbe bastato.
Le ho parlato piano.
Le ho dato spazio,
acqua,
ombra e tempo.
E lei si è ripresa.
Per un po’.
Poi è arrivata la pioggia,
troppa.
Subito dopo, il sole feroce d’agosto.
E in quel passaggio improvviso,
le foglie si sono bruciate.
Sembrava finita, stavolta.
Più finita di prima.
Ma stamattina,
nel silenzio delle cose che non fanno rumore,
ho guardato meglio.
Per ogni foglia annerita,
ce n’era una nuova che spuntava alla base.
Verde.
Tenera.
Viva.
Una alla volta,
con la calma di chi non ha fretta,
con la fiducia di chi conosce il proprio tempo,
la pianta ha cominciato a ricomporsi.
Come se sapesse esattamente
da dove tornare a vivere.
Accanto alle foglie nuove,
un germoglio.
Un altro ramo che prende forma,
silenzioso e ostinato,
come se niente potesse impedirgli di fiorire ancora.
Non so come succeda.
Ma la vita, a volte,
torna dove sembrava impossibile.
Come se sapesse dove appoggiarsi.
Come se volesse ricordarti
che non tutto ciò che sembra perso,
lo è davvero.
E in quell’ostinazione silenziosa,
c’è una forma di speranza
che fa più luce del sole.
Anche ciò che sembrava finito
arso dal sole,
può ancora fiorire,
in silenzio,
Con tutta la forza della vita.
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