Ci sono presenze che non sfiorano la superficie,
ma scendono a fondo
senza fare rumore.
Non parlano troppo.
Non chiedono.
Non spiegano.
Semplicemente…
restano.
A volte sono gesti minimi,
quasi trasparenti,
a dire le cose più grandi.
Un dettaglio colto,
una parola lasciata cadere con cura,
uno sguardo che accompagna senza trattenere,
Un messaggio.
E in quel gesto che sfiora,
qualcosa si accende.
Una fiducia sottile,
un invito sommesso
a credere ancora,
a provarci piano,
come quando si torna a scrivere dopo tanto
senza sapere da dove si comincia.
Forse è questo il dono più raro:
essere visti senza clamore,
sentirsi abbastanza
senza bisogno di conferme.
Essere riflessi negli occhi
di qualcuno che ci guarda con cura,
In profondità,
e cerca di farci vedere quello che vede in noi.
Scoprire,
nel silenzio di certi passaggi leggeri,
che qualcuno — davvero —
ci ha tenuti tra le mani,
anche solo per un momento,
come si tiene una parola fragile
che vale la pena proteggere.
Grazie.
A chi vede
senza bisogno di guardare troppo.
A chi, quando la paura è quella di non essere abbastanza, ti ricorda che puoi provarci
Ti ricorda di guardare fin dove sai arrivare.
A chi guarda le nuvole
Senza dimenticare il mare. 💙
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