Come un lenzuolo d’estate

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Stasera mi sento così:
come un lenzuolo sul letto,
quando arriva l’estate.

Ci sei.
Nessuno ti tocca,
nessuno ha bisogno di te
quando il caldo è troppo,
quando il sole entra dalle finestre
e la pelle vuole solo libertà.

Eppure resti.
Sopra il letto, in un angolo,
in attesa silenziosa.
Non pesi,
non reclami,
non ti fai notare.

Aspetti.
Aspetti i primi giorni incerti di settembre,
quel temporale improvviso,
quella sera in cui l’aria cambia,
e all’improvviso qualcuno ha bisogno di te.
Allora vieni tirato su,
quasi con sorpresa,
come a dire: “Ah, sì… eri lì.”

E ti stendi sopra i sogni,
come una carezza sottile,
come una coperta che non soffoca,
ma consola.

Eppure, anche in quel momento,
sai che non durerà.
Che appena tornerà il caldo,
tornerai a essere invisibile.
Una presenza che c’è,
ma non serve.

Stasera mi sento così.
Come un lenzuolo d’estate:
non abbastanza da essere scelto,
non abbastanza da essere mancato.
Solo… abbastanza da essere lì.

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