La memoria ha il suono di una nota- Traccia 14 “Himne à l’amour” -Céline Dion

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Alcune canzoni è come se non appartenessero più a chi le ha scritte.
Scivolano oltre la voce e il pentagramma, e si fanno colonna sonora di amori vissuti davvero.
Per me, “Himne à l’amour” non è più una canzone soltanto.
È il canto silenzioso che unisce i miei nonni, anche ora che non ci sono più.

Non riesco a sentire quelle note senza vedere lui, il nonno, che ogni giorno portava un fiore fresco a mia nonna. Un fiore del suo giardino, curato per lei, per strapparle un sorriso anche quando la vita era dura.
La loro è stata una storia d’amore vera. Non facile, non da copertina, ma vera. Di quelle che restano. Di quelle che ti fanno sedere ad ascoltare e ti portano via, con la voce rotta dai ricordi e le mani ancora intrecciate anche nella vecchiaia.

Quando lei se n’è andata, cinque anni fa, lui è rimasto… ma non tutto di lui è rimasto.
Era più silenzioso, più ruvido. Ma bastava nominarla per vedere nei suoi occhi qualcosa che brillava e faceva male insieme: quel sorriso malinconico di chi ha amato tanto e continua ad amare oltre ogni confine.

“Si un jour, la vie t’arrache à moi
Si tu meurs, que tu sois loin de moi
Peu m’importe si tu m’aimes
Car moi je mourrais aussi”

Ed è così che è stato.
L’ha raggiunta sette mesi fa.
E io non ho potuto essere davvero triste, perché dentro di me lo sapevo: erano finalmente di nuovo insieme.

Li immagino così, come nel finale perfetto di un vecchio film in bianco e nero.
Su una macchina d’epoca, abbracciati, mentre si allontanano verso il tramonto. Lei che ride, lui che la guarda felice. E in sottofondo, le note struggenti di Himne à l’amour.

“Dieu réunit ceux qui s’aiment.”
Dio riunisce coloro che si amano.
E loro, ora, sono di nuovo nella stessa scena.
Insieme.
Per sempre.

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