luce che gioca a nascondino

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Ci sono giorni in cui la luce non la cerchi: è lei che trova te.
Oggi mi è venuta incontro in tre forme diverse, come se volesse ricordarmi che, nonostante tutto, la vita sa ancora stupire.

La prima luce ha il becco di un picchio rosso.
Da giorni lo sento nel bosco: il suo richiamo, il ritmo deciso sul legno.
Ogni volta che mi avvicino con la macchina fotografica, scompare.
Appena mi distraggo, eccolo di nuovo.
È diventato un gioco di pazienza, un nascondino tra me e lui.
E oggi, per un attimo soltanto, si è mostrato tra i rami. Giusto il tempo di dire: “Ci sono, ma non puoi trattenermi.”

La seconda luce nasce da terra, accanto a tronchi abbattuti.
Piccoli germogli che si ostinano a crescere, a dire con forza che la vita non si arrende.
Davanti alla stupidità dell’uomo, la natura risponde con la sua resilienza silenziosa.

La terza luce ha incendiato il mare.
Un tramonto rosso, vivo, ardente.
Come un fuoco che, ogni sera, si lascia consumare senza mai davvero spegnersi.

Tre incontri. Tre voci. Tre ricordi che oggi porto con me.
Forse la solitudine non è totale, se il mondo intorno continua a bussare con segni così chiari.
Forse non sono io a cercare la luce…
Forse è la luce che, ostinata, continua a cercare me.

E in questi giorni in cui il silenzio di chi dovrebbe starmi accanto pesa come un macigno, mi accorgo che la mia unica vera compagna è la macchina fotografica.
Attraverso il suo obiettivo imparo a restare, a osservare, a cogliere ciò che ancora respira bellezza.
La fotografia diventa respiro, diventa compagnia, diventa resistenza.
Quando le parole mancano, quando i silenzi feriscono, resta la possibilità di fissare un dettaglio e dirgli: “Io ti vedo. Io ti scelgo.”

E forse, a volte, è abbastanza.
Perché so che anche domani, in qualche forma inattesa, la luce tornerà ancora a cercarmi.
Ed io sarò lì fuori a cercarla.

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