Ci sono persone che non si notano subito.
Vivono piano, ma dentro portano tempeste antiche.
Non alzano la voce. Non si vantano.
Eppure, stanno facendo la cosa più difficile di tutte:
stanno scegliendo di essere diversi da ciò che li ha cresciuti.
Sono quelli che non ripetono, ma riscrivono.
Che non trasmettono, ma trasformano.
Che imparano ad abbracciare, anche se nessuno lo ha mai fatto con loro.
Che cercano il dialogo, anche se sono cresciuti nel silenzio.
Che ascoltano, anche se non sono stati ascoltati.
A volte si chiedono da dove venga, tutto questo.
Chi abbia insegnato loro ad amare, se nessuno glielo ha mai mostrato.
Chi abbia messo dentro di loro quella bussola che indica la luce,
anche quando tutto attorno diceva il contrario.
Non hanno sempre le risposte. Ma continuano a camminare.
E ogni volta che scelgono di fermarsi davanti a un comportamento che fa male,
ogni volta che decidono di non agire con lo stesso schema,
ogni volta che si prendono cura delle proprie ferite per non passarle avanti,
stanno spezzando una catena.
In silenzio, ma con un’eco che durerà nel tempo.
Sono sopravvissuti gentili.
Sono custodi del futuro, anche se tremano.
Anche se si sentono soli.
Anche se nessuno li vede.
A chi porta il peso di ciò che non ha scelto,
eppure sceglie, ogni giorno, la possibilità di essere diverso.
A chi cammina nel buio con in tasca un seme di luce
che nessuno gli ha donato,
eppure lui custodisce.
Scrivo queste parole per ricordarmi che si può scegliere. Che si può essere altro. E che, anche tremando, ci si può fare custodi di un futuro più leggero.
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