“Eppure cammino”

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Ci sono giorni in cui la consapevolezza si posa lieve,
come polvere silenziosa sulle spalle.
Non fa rumore, ma si sente.
È quella strana sensazione di essere l’unico testimone del proprio passo,
di abitare una casa fatta di respiri trattenuti e finestre chiuse.

Non ci sono messaggi che bussano all’improvviso,
né mani che cercano le nostre tra la folla.
C’è solo il suono ovattato del mondo che va,
mentre restiamo un passo indietro, invisibili.

Eppure, qualcosa dentro si raddrizza.
Un filo sottile che non si spezza,
un passo che si fa avanti,
non per farsi vedere,
ma per onorare la luce che resta.

Ci si scopre capaci di essere casa a sé stessi,
di coprirsi le spalle da soli quando arriva il freddo,
di sorridere piano, anche senza sguardi.

La forza, forse, è proprio lì:
in quel continuare,
in quel “sono ancora qui”,
sussurrato piano come una preghiera segreta.

E chissà, forse un giorno,
qualcuno saprà riconoscere quella luce che abbiamo tenuto accesa
anche nei giorni senza sole.
Ma fino ad allora,
camminiamo.
In punta di piedi.
Con dignità.

Con Luce.

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