un’onda troppo alta

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La città respira più in fretta, come se avesse paura di perdere un battito.
Musica che si accavalla, risate che si rincorrono, luci che fingono di essere stelle.
Tutto vibra di una frenesia che non conosce pausa.

Non è la festa che non amo, né la compagnia.
È solo che, a volte, il rumore diventa un’onda troppo alta, e io preferisco restare un po’ più vicino alla riva.
Nella folla mi sento sopraffatta da tutte le energie disordinate e caotiche che arrivano tutte insieme.
Ci sono cuori che si caricano di energia in mezzo alla folla, e altri che si nutrono di silenzi e respiri lenti.

Così lascio che il mondo danzi il suo ritmo.
Il mio è diverso: ha il passo lento del mare nei giorni calmi, e il respiro ampio di un cielo che non ha fretta.
E resto lì, ad aspettare che la notte si svuoti un po’, finché la sua voce torni a parlarmi piano,
come fa una luce lontana che si accende solo per chi ha la pazienza di guardare.

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