“Ti nasconderai dentro i sogni miei, ma io non dormirò.”
Ci sono frasi che restano impresse come un sigillo nell’anima. Le ritrovi nei giorni in cui ti sembra di non avere più un passo da fare, e invece ti costringono dolcemente ad alzarti.
C’è stato un tempo in cui amavo con tutta la luce che avevo, e quella luce, un giorno, ha smesso di rispondere. La perdita non è sempre un urlo improvviso: a volte è un silenzio che cresce piano, che ti circonda finché ti ritrovi a respirare dentro una nebbia che non si dissolve mai.
In quel tempo, “Cambiare” è stata la mia ancora. Non mi ha salvata dalla tempesta, ma mi ha insegnato a respirare mentre le onde mi passavano sopra la testa. Ogni parola era un passo, ogni nota un filo a cui aggrapparmi per non scomparire.
E mentre ascoltavo, sentivo che questo dolore non era soltanto mio. Forse perché il cuore riconosce l’eco di altre perdite, e nell’empatia ci si ritrova a portare un peso che non ti appartiene, ma che diventa parte di te. È un dono e una condanna insieme: vedere il mondo con occhi che sentono troppo.
E poi c’è quel momento in cui la voce di Alex si alza, e tu con lei. Non canti soltanto la canzone: la canzone canta te. Ti attraversa, ti prende per mano e ti spinge a urlare fuori tutto l’oscuro che avevi dentro, come se, nota dopo nota, potessi liberarti di un peso che non sapevi nemmeno di portare. E quando l’ultima parola si spegne, resti lì, un po’ svuotata, un po’ più leggera… e forse anche un po’ cambiata.
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