Ci sono canzoni che ci abitano
Nel cuore, nello stomaco, nella gola che si stringe appena.
Note che ci attraversano
e diventano ricordi senza bisogno di fotografie.
Sono lì, tra i battiti,
come se ogni volta che le risentiamo
qualcosa in noi si voltasse indietro.
Le canzoni del primo amore…
quelle dolci, timide, piene di immaginazione.
Quelle che si ascoltavano al buio,
con gli occhi chiusi e il cuore spalancato,
e sembravano scritte per noi.
E poi quelle che oggi fanno male.
Quelle che erano nostre
e che ora raccontano di chi ci ha spezzato.
Non per ciò che dicono,
ma per ciò che sanno.
E poi ci sono le canzoni dell’infanzia.
Quelle che sanno di casa,
di mani che cucinano,
di viaggi in macchina con il finestrino abbassato.
Quelle che non sappiamo nemmeno più cantare,
ma che il cuore riconosce alla prima nota.
La musica ci accompagna.
Sempre.
È rifugio, memoria, lacrima, nostalgia.
È quel posto dove possiamo ritrovare parti di noi
che pensavamo perse,
ma che stavano solo
aspettando la giusta melodia.
E quando una canzone ci fa tremare,
non è mai solo per com’è scritta.
È per ciò che ha sfiorato dentro di noi.
Per chi eravamo quando l’abbiamo ascoltata.
Per chi ci stava accanto.
Per chi non c’è più.
Per questo alcune canzoni le evitiamo,
altre le mettiamo in loop.
Per questo, a volte, piangiamo senza sapere perché.
E altre volte sorridiamo…
senza volerlo davvero.
Perché ci sono canzoni
che non ci lasciano mai davvero.
Ci abitano.
Ci raccontano.
Ci tengono compagnia,
anche quando tutto il resto tace.
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