C’è stato un tempo in cui camminavamo insieme.
Lo stesso passo, lo stesso fiato,
la stessa idea di dove fosse la vetta.
Poi qualcosa è cambiato.
Non di colpo, non per scelta precisa.
Semplicemente…
la mia anima ha cominciato a cercare.
A sentire il bisogno di aria più limpida,
di silenzi veri,
di spazi dove potermi espandere
senza dovermi rimpicciolire per restare.
Ora sono diversa.
Non perché valga di più,
non perché io sia migliore.
Solo perché
mi sono lasciata cambiare,
Mi sono messa in ascolto.
E a volte, chi è rimasto indietro,
mi chiama chiedendomi
di tornare come prima.
Ma io…
io non posso tornare indietro.
Non riesco più a stare nei luoghi
in cui si finge che il cuore non abbia sete.
Non riesco a far finta
che la nebbia non mi soffochi,
che il sentiero non chiami.
Non riesco più a soffocare
la voce che è in me
per lasciare che mi gridino sopra
per non farmi ascoltare.
Non è rifiuto.
È fedeltà a ciò che sono diventata.
È amore anche questo:
non costringere un’anima che ha messo le ali
a piegarle per entrare in spazi troppo stretti.
È che, anche dopo tanto tempo,
Il passo può cambiare,
il volo può virare
e se non si sente più quello spazio come un posto sicuro,
è giusto lasciarlo indietro.
Con gratitudine e affetto, ma indietro.
Io vado avanti.
Con gratitudine per il tratto condiviso.
Ma con verità.
Perché chi cresce davvero,
non lo fa per lasciare indietro,
ma per non lasciare indietro sé stesso.
E se ci incontreremo ancora,
Che sia solo per libertà.
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