Ci sono ferite che non sanguinano più da tempo,
ma restano lì, sotto pelle, a suggerire vergogna ogni volta che la vita tenta di fiorire.
A volte, è il corpo stesso a diventare un terreno confuso:
desiderare qualcosa e, nello stesso tempo, temerla.
Sentire che una parte di te chiama,
mentre un’altra, antica e smarrita, sussurra che non puoi. Che non devi. Che sei sbagliata.
Succede quando ti hanno insegnato a chiamare “colpa” ciò che è solo carezza.
Succede quando qualcuno, un tempo, ha violato il tuo spazio sacro,
e il tuo corpo, che avrebbe dovuto essere casa, è diventato eco di paure che non erano tue.
Eppure, c’è una verità che nessuno può strapparti:
non sei sbagliata. Non sei sporca. Non sei meno degna solo perché la tua pelle ha una storia difficile.
Se qualcosa dentro di te si muove, anche timidamente,
è solo pelle che ricorda com’è essere viva.
E anche se oggi non riesci a danzare nella tua interezza,
anche se tremi, anche se ti senti rotta,
sappi che ogni volta che scegli di non voltarti le spalle,
ogni volta che scegli di restare,
stai già guarendo.
Non devi dimostrare niente.
Solo respirare.
E, se puoi, accarezzarti piano.
Perché la pelle non mente:
sa riconoscere quando è finalmente al sicuro.
E se stanotte senti che qualcosa dentro chiama,
non avere fretta di rispondere.
Appoggia una mano sul petto, senti il battito.
È la tua voce più antica, quella che non ha mai smesso di cercarti.
Dille che sei qui.
Che nonostante tutto, ci sei ancora.
E che un giorno, con dolcezza, imparerete a fidarvi davvero.
Del corpo. Del desiderio. Di te.
Perché ogni carezza che nasce da dentro
è già un atto d’amore.
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