Era per te…

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Le luci si spengono una a una,
le strade si fanno silenziose,
le voci si dissolvono piano.

Ma io no.
Io resto sveglia.
Scrivo piano,
come se le parole potessero diventare piume,
scivolare sotto una porta chiusa
e arrivare dove non mi è concesso entrare.

Vorrei tu potessi sentirle, queste parole,
come quando, nel buio, si sente una voce che canta da lontano
e non si capisce da dove arriva…
ma fa bene.
Fa compagnia.

A volte mi chiedo se, mentre il mondo dorme,
anche tu resti sveglia.
Se ti sfiora il pensiero che, da qualche parte,
c’è qualcuno che ti pensa davvero.
Che ti ha vista ridere.
Che non si è più dimenticato il suono di quella risata.

E sì, dormono tutti.
Ma io no.
Io ti sto ancora scrivendo.
Anche se non mi leggi.
Anche se non sai.

Scrivo lo stesso.
Perché è così che si resta,
anche senza essere visti:
come luce che non sveglia,
ma scalda.

Se mai passerai di qui…
se mai sentirai che queste parole si piegano un po’ nella tua direzione…
sappi che sì.
Era per te.
Sempre lo è stato.

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