Il silenzio del giorno dopo

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A volte si torna da certi luoghi interiori senza valigia,
ma con il cuore pieno di voci e frammenti di sé.
Si rientra nel mondo con qualcosa che pulsa ancora dentro,
come l’eco di una sorgente trovata per caso sotto le pietre.

E poi…
poi arriva il giorno dopo.
Quel tempo sospeso in cui tutto si deposita,
come la sabbia sul fondo di un lago
quando il vento finalmente si placa.

Ieri era burrasca e ritorno,
il passo incerto e la corsa della vita che non lascia fiato.
Oggi, invece,
è silenzio.

Non il silenzio che assorda,
ma quello che abbraccia.
Il silenzio che accoglie senza chiedere,
che lascia maturare ciò che è stato detto,
come fa la terra con i semi appena piantati.

Non c’è il crollo di un tempo,
non c’è l’urgenza,
non c’è il dolore che strappa le mani.
C’è solo una quiete nuova,
sconosciuta,
che mi guarda senza giudizio.

È il giorno dopo,
e io sto.
Sto dentro questo respiro largo,
dove ogni parola detta ieri trova il suo spazio,
ogni emozione si fa eco,
ogni lacrima non versata si scioglie da sola.

È come se la cura,
per la prima volta,
non mi lasciasse svuotata…
ma raccolta.

E sotto questo cielo che conserva il silenzio delle stelle,
scopro che il silenzio può essere anche questo:
non mancanza,
ma promessa che cresce nel profondo,
in attesa del prossimo passo.

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