Le guardavo,
senza davvero vederle.
Erano lì da giorni,
orchidee silenziose, ferme nel loro angolo di quiete,
né sfacciate né fragili,
solo lì.
A vivere. A resistere. A esserci.
Poi oggi, all’improvviso, la luce.
Una luce diversa, non più distratta.
Una carezza dorata, obliqua,
di quelle che entrano nelle stanze con passo lieve
e rendono tutto più vero, più degno di essere guardato.
E allora mi sono fermata.
Ho preso la macchina fotografica come si prende per mano un ricordo che vuole restare.
E mi sono chinata su di loro,
su quei petali che non hanno mai chiesto nulla,
ma che oggi, proprio oggi, sembravano dire:
“Eccoci. Ci sei?”
C’ero.
E in quel piccolo gesto ho sentito qualcosa sciogliersi dentro:
il pensiero di tutte le volte in cui si resta lì,
a pochi passi da chi poteva vederci,
ma senza che nessuno si accorgesse della nostra luce.
A sbocciare in silenzio,
nella speranza che qualcuno, un giorno,
avrebbe avuto lo sguardo giusto.
Ci sono fiori che si aprono ogni giorno,
anche se nessuno li guarda.
E poi arriva una luce,
uno sguardo,
un istante…
e tutto cambia.
Non serve gridare,
non serve mostrarsi più forti di ciò che si è.
Basta restare.
Con grazia. Con fedeltà. Con amore per sé.
Perché, prima o poi,
qualcuno si accorgerà che stavamo sbocciando
da sempre
E saprà cogliere la nostra vera luce.

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