Trattengo.
Sempre.
Trattengo il mare dietro gli occhi,
le parole che tremano sulla soglia,
le crepe nei sorrisi che offro con cura.
Trattengo perché so che, a volte,
il mondo non sa cosa farsene delle lacrime.
Trattengo per non essere peso,
per non deludere l’idea che gli altri hanno di me,
perché se crollo io,
chi tiene insieme le cose?
Eppure c’è un luogo
dove il cuore smette di stringere i pugni.
Una macchina ferma,
una via appartata,
e quel silenzio che somiglia a un abbraccio.
Lì,
dove nessuno vede,
mi concedo il lusso di franare.
Le lacrime scendono senza giudizio,
la voce spezzata trova la sua musica,
il dolore smette di chiedere il permesso.
Perché a volte non servono braccia che stringano.
A volte serve solo uno spazio che non giudichi,
un silenzio che non faccia domande.
Un luogo che mi lasci essere
fragile, umana, viva.
E poi, quando tutto si è detto,
quando il mare si ritira lasciando solo la quiete,
asciugo gli occhi,
inspiro piano,
e giro la chiave.
Il motore si riaccende,
la vita ricomincia a correre,
e io con lei.
Con gli occhi ancora lucidi,
ma abbastanza fermi
per inseguire di nuovo il giorno.
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