A volte ho paura di dimenticare il suono della mia voce.
Non parlo di quella che esce dalla bocca, ma di quella più profonda,
quella che vibra nei pensieri, nei sospiri, nei gesti che nessuno vede.
Quella voce che si fa sentire solo quando il silenzio si fa troppo grande
e ti costringe ad ascoltarti, anche se non vuoi.
Ci sono giorni — come oggi — in cui il telefono non squilla,
in cui il mondo sembra proseguire la sua corsa
senza accorgersi che tu non ti sei alzata.
Ti guardi attorno e ti chiedi se esisti davvero,
se c’è qualcuno che, anche solo per un istante,
si è chiesto dove sei, come stai, se ti manca il fiato o il cielo.
Essere soli e sentirsi soli non sono la stessa cosa.
Ma io, certe volte, sono entrambe.
E sì, lo so… la mia luce esiste lo stesso.
So che continua a brillare anche se nessuno la guarda,
anche se nessuno la chiama per nome.
Ma a volte non basta.
A volte vorrei solo che qualcuno la vedesse davvero,
questa luce che tengo accesa anche quando tutto dentro vorrebbe spegnersi.
Vorrei che qualcuno mi dicesse:
“Ti ho sentita. Non sei invisibile.”
Perché se nessuno sente la tua voce,
se nessuno guarda il tuo bagliore,
allora a cosa serve brillare?
Però resto qui lo stesso.
Accesa e silenziosa…
Luce per chi la cerca.
Luce anche se non mi guardi.
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