polline nel vento…

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Ci sono momenti in cui ci si ferma,
non per smettere di camminare,
ma per ascoltare il silenzio che rimane quando un’illusione si dissolve piano.

Pensavi che le parole seguissero un filo preciso,
che una voce, tra tutte, le raccogliesse con cura.
E poi ti accorgi che forse non era così.
Forse quel filo era solo tuo,
intessuto con speranza e piccoli battiti del cuore.

Ma mentre il disincanto scende come una notte leggera,
scopri che scrivere era già una forma di ritorno a casa.
Che non serviva per forza uno sguardo ad aspettarle.
Che le parole, a volte, bastano a sé stesse.
Che quando sono vere, trovano comunque una strada.

E allora, nel silenzio di ciò che non arriva,
può nascere qualcosa di nuovo:
una presenza diversa, più vasta, più sottile.
Un respiro condiviso con chi non conosci ma forse ti somiglia.
E il senso ritorna.
Non più ancorato a un volto, ma disperso come polline,
pronto a fiorire dove sarà più necessario.

E forse è questo, alla fine,
il dono più grande delle parole:
non sapere mai dove arrivano,
ma sentire che comunque stanno accendendo luce,
da qualche parte.

…e intanto lascio che le parole, come polline, si posino dove serve.
Magari lontano da dove pensavo…
ma proprio dove qualcuno stava aspettando una carezza.

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