Ci sono notti in cui si è stanchi… ma non si riesce a dormire.
Stanchi nel corpo, nella pelle, nelle ossa…
ma la mente no.
La mente corre, salta, fruga, torna indietro e poi riparte.
E fa rumore. Fa più rumore di una città sveglia.
Più di un cuore inquieto.
Ci sono notti in cui il silenzio fuori sembra gridare più del caos del giorno,
e ci si ritrova lì, nel letto,
a rigirarsi tra le lenzuola e i pensieri,
cercando un interruttore per spegnere il mondo dentro.
E allora si accarezza piano l’idea che forse
certe notti sono fatte per ascoltarsi,
non per fuggire dal rumore ma per trasformarlo in parole,
in respiri lenti, in piccoli abbracci invisibili.
Perché anche il pensiero più ingombrante
può diventare lieve se accolto con dolcezza.
Perché anche l’insonnia, a volte,
è solo un’altra forma di veglia d’amore verso se stessi.
E mentre tutto tace,
forse anche solo leggere queste parole
può essere come una carezza al petto.
Come un pensiero gentile che sussurra:
“Va bene così. Anche stanotte.”
A te che leggi,
se anche tu stanotte non riesci a dormire,
sappi che non sei solo.
Qualcuno, da qualche parte, sente il tuo stesso rumore,
e scrive parole per renderlo più lieve.
Tieni stretto il cuore.
Arriverà il sonno,
o almeno, arriverà la pace.
E se il sonno dovesse tardare,
insegui i sogni anche da sveglio:
a volte sanno trovare la strada
persino ad occhi aperti.
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