Oggi la mia forza ha il colore del bianco.

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Non era solo una parete da imbiancare.
Era il bisogno di fare qualcosa con le mie mani,
di rimettere al proprio posto almeno un pezzo del mondo che mi gira attorno.
Da sola.
Perché nessuno si è offerto.
E chi avrebbe potuto, ha preferito sedersi a guardare,
oppure suggerire — da fuori — come sarebbe stato meglio farlo.

Eppure io c’ero.
In piedi, inginocchiata, in equilibrio precario…
a passare pennellate non solo sul muro,
ma anche sui pensieri che da giorni si affollavano.

Il bianco che si stendeva era anche una risposta.
A chi non ha creduto che potessi.
A chi ha pensato che avrei desistito.
A chi ha parlato, ma non ha mosso un dito.

Ma dentro di me c’era un sapere più profondo,
una memoria di mani che, anni fa, mi hanno insegnato senza far pesare nulla.
Mani gentili che non badavano se ero una bambina,
ma vedevano in me la voglia di imparare.
E oggi — con ogni gesto —
quel sapere silenzioso è tornato a trovarmi.

Adesso, guardando queste pareti che profumano di fresco,
sento che qualcosa in me si è ricomposto.
Che non ho bisogno di qualcuno che mi dica come fare,
ma solo di qualcuno che, un giorno, magari si accorga
di quanta luce ci ho messo nel farlo.

Non servono applausi,
solo un po’ di silenzio buono
in cui riposare la stanchezza
e sorridere piano,
perché ce l’ho fatta.

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