Le parole che trovano il sole

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Scrivere è il modo in cui l’anima trova respiro.
Quando le emozioni si aggrovigliano nel petto, quando il mondo è troppo rumoroso o troppo indifferente, allora si cerca una penna, una tastiera, uno spazio dove esistere senza paura.

Qui, le parole non devono bussare.
Entrano in silenzio, si siedono accanto a me, si lasciano guardare.
Non chiedono di essere spiegate né giustificate.
Non servono applausi. Servono occhi gentili, anche solo uno. E se nessuno le legge, restano comunque vere.
Perché sono nate da qualcosa che batte forte, dentro.

Scrivere, per me, è come lasciare che l’universo che sento dentro possa finalmente prendere aria, luce, forma.
È dare un volto al caos, un nome al silenzio, un profilo al dolore, un suono all’amore che non ha avuto voce.
Scrivere è un atto di libertà.
Libertà di sentire, anche quando nessuno vuole ascoltare.
Libertà di essere, anche quando tutto spinge a nascondersi.

A volte le parole arrivano di notte, quando il mondo tace e l’anima sussurra.
Altre volte esplodono all’improvviso, come qualcosa che non può più stare chiuso.
E in quel momento, non importa se verranno capite, amate, ricordate.
Importa solo che siano state dette.
Importa solo che abbiano respirato.

Scrivere è il mio modo di lasciare traccia.
Di dire “io c’ero”.
Di raccogliere tutta quell’anima in eccesso che non trova posto altrove.
Di rendere visibile ciò che troppo spesso viene lasciato indietro, inascoltato, invisibile.

E allora sì.
Ogni parola scritta qui si guadagna il suo posto al sole.
Anche se nessuno la guarda.
Anche se nessuno la prende per mano.
Perché esiste.
E per me, esistere è già abbastanza.

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