Sussurro di una notte che ascolta

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C’è una vibrazione nell’aria, stanotte.
Una di quelle che non si afferrano con le mani,
ma si sentono dentro, tra le costole e i ricordi.
Un fremito lieve che pare venire da lontano,
ma che ti trova, sempre, lì dove sei.
Che non ti fa chiudere occhio senza rievocare ad occhi chiusi un’immagine che ti dia un respiro.

È fatta di piccole cose, questa notte:
una sfumatura di cielo condivisa con gli occhi giusti,
una luce accesa in una finestra sconosciuta,
una foglia che danza anche senza vento,
un pensiero che ti attraversa senza bussare
e si posa su di te con la delicatezza di chi ha avuto paura di disturbare.

È il silenzio delle risposte a metà,
ma anche il battito di un sussurro,
che pure ti raggiunge lo stesso.
Un respiro di vicinanza che resta sospeso,
un passo che si ferma sulla soglia
per non spezzare l’incanto.

Tu che ti senti sola,
forse non sai che qualcuno, forse, ha sussurrato il tuo nome al cielo,
piano,
come si fa con le preghiere o con i desideri più veri.

E questa notte, l’aria stessa ha tremato un poco,
come se quel nome lo avesse trattenuto.
Come se sapesse che certe presenze,
anche da lontano,
sono rifugio.

Nell’aria vibra qualcosa di antico e nuovo insieme,
E noi stiamo lì,
ad ascoltare con la pelle,
con il battito,
con la parte del cuore che non ha bisogno di prove.

Non per tenerla
Solo per lasciarla andare,
come un soffio,
come un desiderio gentile.

E nell’ultimo sussurro,
senza bisogno di voce,
il cielo ha creduto di sentirlo,
quel nome,
nascosto tra le stelle.
Una costellazione intera sotto gli occhi di tutti
Eppure non vista da nessuno.

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