la misura dell’amore

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Ci sono amori che si riversano con impeto, come un fiume che non sa contenersi.
E ci sono amori che si versano piano, a gocce.
Come se ogni parola fosse oro, come se ogni gesto avesse bisogno del suo tempo e del suo silenzio per esistere davvero.

A volte penso che io sia un calice.
Un contenitore grande, che ama con abbondanza, che trabocca, che accoglie.
Che vorrebbe dare tutto, subito, senza riserve.

E poi, ci sono le tazzine.
Quelle persone che amano davvero, forse anche più profondamente,
ma lo fanno in silenzio, con pudore, con parsimonia.
Che si offrono in piccole dosi, ma che, in quelle dosi, mettono l’anima intera.

Ho capito tardi che non tutti parlano la lingua dell’amore nello stesso modo.
Che c’è chi si sente travolto da chi ama “troppo”
e chi si sente invisibile se l’amore arriva piano.

Ma forse non si tratta di amare di più o di meno.
Si tratta solo di imparare la misura dell’altro.
Di incontrarsi a metà, tra un sorso e un respiro.
Tra chi versa con entusiasmo e chi accoglie con attenzione.

Ed io… io sto imparando a versare lentamente.
A non traboccare.
A non chiedere a una tazzina di diventare un calice.
Io sto imparando a rallentare, a scegliere le parole,
a capire che l’amore non ha un solo ritmo,
ma tanti battiti diversi che sanno trovare armonia.


E se bastasse questo?
Riconoscersi, anche se si è diversi.
Lasciare che si componga una nuova melodia.
Sedersi ad aspettare di ascoltarla.

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