Vuoti silenziosi
si stendono sul petto come lenzuola troppo pesanti,
scivolano dentro come se appartenessero a te da sempre,
e restano lì,
occupando spazio che nessuno vede,
tra un battito e l’altro.
Non parlano,
non urlano,
ma diventano pesanti.
E quando provi a inspirare un po’ più forte,
il fiato si spezza come un ramo secco tra le mani.
Troppo.
Troppo poco.
Non lo sai più.
Ci sono giorni in cui il cielo è limpido,
la musica culla le stanze,
e la vita scorre nei gesti abituali.
Eppure…
manca tutto.
Ti senti viva,
ma solo quando servi.
Ti cercano,
ma solo attraverso ciò che fai.
Pochi si accorgono di ciò che sei
quando non stai facendo niente per nessuno.
E allora ti domandi, piano:
ma io, così come sono,
spoglia di doveri,
svuotata dallo sforzo,
ferma e fragile…
basto a qualcuno?
Esisto per qualcuno?
Stasera non porto risposte.
Solo un nodo in gola che sa di silenzio,
e una stanchezza che non è del corpo,
ma dell’anima.
Eppure lo affido al vento,
come si affida un canto a chi ha orecchie per ascoltarlo.
Non grido.
Non chiedo.
Ma esisto.
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