Il mare custodisce…

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Alcuni amori non si possono chiamare.
Non perché non esistano,
ma perché il mondo li giudica già colpevoli
prima ancora che possano dire “io ti vedo”.

Sono amori che prendono forma in silenzio,
che camminano accanto alla paura,
che esistono controvento,
ma con una forza che nessuna definizione potrà mai spegnere.

Io non so come chiamarti, amore.
Perché se ti chiamassi davvero,
forse dovresti voltarti.
E non puoi.
Non devi.
Non ora.

Ma io ti amo lo stesso.
Senza definizioni.
Senza pretese.
Senza cartelli da sventolare.

Ti amo nel silenzio.
Nel rispetto.
Nel dolore quieto di chi resta fuori,
ma sente tutto dentro.

Vorrei condividere con te anche solo questo giorno vuoto,
senza senso,
senza meta.
Vorrei dividere con te la noia, la stanchezza,
quel vuoto lento che sembra non finire mai.
Vorrei guardare con te il muro,
restare in silenzio,
sapendo che sei lì,
e che il mio essere lì…
è abbastanza.

Ma non posso.
Non ancora.
Perché il solo pensiero che il mio amore possa chiamarsi come si chiama
è già, per il mondo, una bestemmia.

E allora resto qui,
a scrivere su un molo di luce,
nascosta dietro parole che parlano a tutti
e a nessuno.

Se ti capita di passare,
se leggendo qualcosa dentro di te si muove,
sappi che era per te.
E anche se non puoi dirlo,
anche se non puoi rispondere,
il mare lo sa.

Io ti amo.
E non ti chiederò mai di amarmi indietro.
Ma ti amerò in avanti.
Fino a dove potrò.

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