Stasera, scrivo da un silenzio che pesa più delle parole.
Stasera il silenzio non è fatto di suoni mancati.
La musica c’è, e meno male.
C’è sempre lei a riempire lo spazio vuoto tra un pensiero e l’altro,
a carezzarmi le mani mentre mi occupo di cose normali.
Ma c’è un altro tipo di silenzio.
Quello che pesa sul cuore,
che batte dentro le ossa anche quando fuori c’è il sole.
Ci sono giorni in cui tutto intorno tace.
Perché manca qualcosa di più sottile:
una presenza che si fa domanda,
una voce che si ricorda di te senza un motivo preciso.
Il silenzio che sento non è fatto di assenza,
ma di vuoti piccoli e precisi:
quelli dove dovrebbe abitare una parola gentile,
un pensiero inaspettato,
un “come stai?” detto senza fretta.
Solo per sapere.
Solo perché esisto.
E forse è anche per questo che scrivo così tanto.
Perché, se non lo facessi,
le mie emozioni resterebbero prigioniere.
E nessuno le verrebbe a cercare.
Scrivo perché ho bisogno di sentirmi viva.
Perché nessuno bussa alla porta del mio sentire.
E allora apro io.
Scrivo. Apro. Resto.
Anche se non c’è nessuno dall’altra parte.
E allora scrivo.
Scrivo perché le emozioni, se non escono, si chiudono in nodi.
Scrivo perché sento, anche se nessuno ascolta.
Scrivo perché ho bisogno di lasciare una traccia,
anche quando nessuno passa a leggerla.
Forse è così che si fa compagnia a sé stessi:
aprendo finestre interiori
e lasciando che un po’ di vento entri.
E se per caso, da qualche parte,
c’è qualcuno che si è sentito così almeno una volta…
allora questa pagina è per te.
Ci sono silenzi che non chiedono parole.
Solo di non essere lasciati soli.
Solo di esistere.
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