Profumo e presenza.

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Stamattina, tra scatole di vestiti e piccoli disordini di stagione,
è accaduto qualcosa che mi ha lasciata senza fiato.

Sto approfittando di queste giornate lente per sistemare, fare il cambio, alleggerire.
E nel fondo di una scatola, tra maglioni dimenticati e vecchie camicie,
è apparso un vestito di nonna.
Uno dei suoi. Niente di speciale, a prima vista,
uno di quei capi che mia madre ha conservato con cura e affetto.

Eppure… appena l’ho sollevato,
mi ha investita qualcosa di inaspettato.
Dopo cinque anni dalla sua morte,
quel vestito profumava ancora di lei.

Non era un’impressione.
Non era suggestione.
Era il suo odore: quel misto di pulito, cipria e carezze,
quel profumo che conoscevo a memoria e che credevo ormai svanito.

Mi ha trafitto.
Mi ha stretta in un abbraccio che non sapevo di poter ancora sentire.
Come se il tempo, per un attimo, si fosse piegato,
e lei fosse tornata lì, tra le mie mani.

È stato una carezza.
È stato una pugnalata.
Perché c’era.
E perché non c’è più.

Ma forse, in qualche modo misterioso,
chi ci ha amato davvero
trova sempre il modo di restare.
Anche solo nel profumo
di un vestito dimenticato in una scatola.

Perché un amore così resiste anche alla morte.
Nonostante tutto.
Nonostante gli anni.

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