biglietti nelle bottiglie…

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A volte scrivo come chi lascia biglietti nella bottiglia.
Li affido al mare,
non sapendo se arriveranno a qualcuno,
o se si perderanno tra le onde del tempo e del silenzio.

Scrivo perché non so non farlo.
Perché certe parole premono dentro e, se non le lascio andare,
mi restano addosso come maree trattenute troppo a lungo.
Scrivo anche se penso che nessuno legga davvero,
che tutto passi, scivoli via,
come la luce tra le dita.

Mi chiedo:
“C’è qualcuno, dall’altra parte?”
Qualcuno che resta un attimo in più,
che sente il peso gentile delle parole,
che intuisce che queste righe,
forse, erano per lui.
O per lei.

Non lo so.
Ma continuo a scrivere.
Come fa una sentinella col suo lume acceso,
che aspetta silenziosamente una risposta.
Anche solo un respiro.
E se non arriva, pazienza.
Il cuore parla e magari, da qualche parte,
c’è un altro cuore che ascolta nel silenzio.

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