Non so perché mi commuova tanto un fiore che sboccia.
Forse perché lo fa senza chiedere il permesso,
senza aspettare che qualcuno lo guardi.
“È rovinata”, aveva detto la signora del banco,
“non vale la pena.”
E invece, senza pensarci troppo,
l’abbiamo portata a casa.
Era fragile, piena di pieghe, di foglie ammaccate,
ma aveva ancora dentro la promessa di un fiore.
E oggi, silenziosamente, ha mantenuto quella promessa.
Ha aperto il suo cuore in petali,
senza clamore,
senza bisogno di dimostrare nulla.
Solo per essere.
E per dire: “Eccomi. Sono viva.”
Nonostante il destino già scritto da altri.
E mentre lo guardavo sbocciare, ho pensato a tutte le volte in cui ci si sente così:
un po’ rovinati, scartati, invisibili.
Forse per questo l’ho scelta.
Perché in pochi pensavamo che potesse rifiorire.
Per evitarle un destino scelto solo dal giudizio degli altri.
Forse perché, in fondo, sapevo che lei aveva solo bisogno di un luogo sicuro dove fiorire.
E allora sì, mi sono commossa.
Perché in quella fioritura c’ero anch’io.
In tutte le volte in cui mi sono sentita da scartare,
in cui mi hanno guardata senza vedere davvero.
E in quelle in cui, nonostante tutto,
ho scelto di restare.
Di sbocciare lo stesso.
E allora oggi, a chi si sente inadeguato, inascoltato, respinto…
Vorrei dire: resisti.
Anche se nessuno ti vede, anche se ti dicono che non vali.
Tu continua a tenere stretto il tuo fiore.
Perché sboccerà.
E sarà bellissimo.
Perché sei tu.
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