Il prezzo della libertà

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C’è un momento in cui una donna capisce che deve salvarsi.
Non per orgoglio. Non per vendetta.
Solo per sopravvivere.

Ma troppo spesso quel passo è un salto nel vuoto.
Perché dire “me ne vado” può voler dire “potrei non tornare”.
Perché il rifiuto, quando sei donna, ha un prezzo.
E troppe volte quel prezzo è la vita.

Ancora una.
Un’altra ragazza.
Un altro corpo spezzato da chi non accetta di non possedere.
Come se l’amore fosse possesso. Come se la libertà fosse un affronto.

Io non ci sto più.
Non ci sto a vederci morire.
Non ci sto a leggere “femminicidio” come fosse una parola tra le altre, una notizia di passaggio.

Siamo stanche di dover avere paura.
Siamo stanche di doverci proteggere da chi dice di amarci.
Siamo stanche di doverci chiedere se sarà l’ultima volta che diciamo “no”.

E se stai leggendo queste parole,
e dentro di te senti il peso di un amore che ti toglie il respiro,
se ogni tuo gesto è sorvegliato, se hai paura anche solo a pensare di andare via…
sappi che non sei sola.
Sappi che c’è una luce, anche qui, che può guidarti fuori.

Sappi che anche il cielo, per quanto buio, ha sempre una stella pronta a rispondere al tuo sussurro.

E se non riesci a trovarla, quella stella,
se ti tremano le mani e le gambe,
sappi che io ci sono.
Io ci sono, per te.
Per ogni donna che ha bisogno di sapere che esiste un rifugio, che esiste una voce che ascolta,
che esiste una sorella pronta a camminare con te, anche solo un passo alla volta.

Siamo donne.
Siamo sorelle.
Siamo la resistenza dolce e tenace che si oppone al silenzio.
E io ci sono. Io ci voglio essere.

“So’ figlia d’a tempesta e nun me ponn’ ‘ncatenà
Faciteme passà, faciteme passà”

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